E’ capitato a tutti i tennisti di tutti i livelli. Nessuno può dire di non aver mai avuto a che fare con la propria mente durante una partita di tennis.

La storia dello sport è piena di grandissimi atleti, dal potenziale fisico e tecnico enorme, limitati però dalla propria mente. I pensieri negativi, la carenza di fiducia in se stessi e la difficoltà di rimanere concentrati sono tra i maggiori avversari con cui si possa avere a che fare.

Nel tennis poi, sport allo stesso tempo meraviglioso e spietato, non essere “supportati” dalla propria mente può limitare le nostre performances e generare uno stato di frustrazione difficilmente gestibile. In questa rubrica (“Lo psicologo in campo“) cercheremo di proporre ai tennisti di ogni livello (dal semplice amatore all’agonista più agguerrito) delle utili tecniche per tenere sotto controllo la propria testa prima/durante/dopo la partita. In questo primo articolo parleremo della concentrazione.

Come mantenere la concentrazione?

Innanzitutto isoliamo subito i due metodi principali attraverso i quali raggiungere/mantenere il nostro equilibrio mentale:

  1. svuotare la mente da ogni pensiero
  2. concentrarsi su qualcosa, meglio se la “soluzione al problema”


Mantenere la concentrazione svuotando la mente

Mantenere la concentrazione nello sportPer “svuotare la mente” si intende la rimozione di tutti i pensieri non necessari in quel momento, soprattutto quelli di matrice disfattista e pessimista. In psicologia esiste una teoria che si chiama la “profezia che si auto-realizza”; essa riguarda tutte quelle situazioni in cui un pregiudizio ci spinge (inconsciamente) verso l’epilogo che ci aspettavamo.

Se, per esempio, abbiamo appena sbagliato una palla facile, non dovremmo esacerbare la situazione, tanto meno umiliarci minando la nostra auto-stima. Altrimenti finiremmo col convincerci della nostra inettitudine e commetteremo nuovamente un errore che confermerà la nostra “profezia”. L’errore appena compiuto, invece, sarà frutto del nostro aver sovraccaricato la mente di pensieri negativi che ci allontanano dalla concentrazione necessaria a compiere le giuste scelte e i giusti movimenti.
Un buon trucco per svuotare la propria mente è quello di respirare in modo controllato, ad occhi socchiusi, pensando ad un foglio bianco che cerchiamo mentalmente di rendere sempre più bianco.

Concentrarsi sulla soluzione

Un altro metodo, suggerito dai moderni mental coach agli atleti che assistono, è quello di avere un “faro nella notte”, un punto di riferimento dal quale ripartire ogni volta. Avete mai notato tutti quei “rituali”, quei manierismi, compiuti da quasi tutti i giocatori di tennis tra un punto e l’altro? Bene, quei movimenti sono la parte “esteriore” di tutta una serie di meccanismi che richiamano l’attenzione dell’atleta sul “qui e ora”. Rappresentano una specie di tasto reset che gli consente di lasciare alle spalle l’esperienza appena vissuta; sia un punto esaltante su cui crogiolarsi che un improvvido sbaglio a campo aperto possono entrambi rappresentare dei “fardelli mentali” che possono condizionarci per i minuti successivi. Aggrapparsi ad una routine mentale ci aiuta a ripartire nel nuovo punto con una mente più concentrata su ciò che stiamo facendo.

Alcuni giocatori pensano al proprio motivetto preferito, altri ad un volto o ad una voce cui sono legati. Il “cosa” non è importante, ma è importante il suo scopo: riportarci al già citato “qui e ora”, senza altre divagazioni.

Questi concetti li riprenderemo anche in futuro, sotto prospettive di volta in volta diverse. Per ora concludiamo col ricordare che ognuno di noi è libero di sperimentare uno di questi due metodi (o anche entrambi); ma solo noi stessi saremo in grado di giudicarne l’efficacia specifica.

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L. Tornatola

Evviva il tennis!

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