Tempi duri per il lettone Ernests Gulbis. L’ex numero dieci del mondo è precipitato nelle classifiche mondiali e sembra avviato ad un mesto finale di carriera. Nonostante la situazione non idilliaca, però, Gulbis non perde la speranza: “Sento di poter dare ancora qualcosa al tennis. Prima di chiudere voglio ancora vincere qualcosa di importante.”

Ernests Gulbis sembra essere, almeno da un punto di vista mentale, ancora sulla strada giusta. Il ventinovenne nativo della Lettonia, intervistato, ha fatto capire a tutti che non si sente ancora un tennista finito, anzi: “Voglio chiudere la mia carriera alle mie condizioni. Devo raggiungere ancora qualche traguardo, qualcosa di davvero grande per me stesso.”



 

Continua Ernests Gulbis: “Non sono ancora sicuro di cosa sarà, se un grande torneo vinto o altro: sento solo che qualcosa si deve ancora realizzare. Di una cosa sono certo: se mi fermassi ora non sarei affatto soddisfatto di quanto messo a segno nel tennis. Se dovessi concludere adesso la mia carriera rischierei concretamente di guardarmi indietro e di avere dei rimorsi. Non voglio averli affatto quando avrò quaranta, cinquanta o sessant’anni.”

Almeno a parole, Ernests Gulbis sembra davvero essere sulla strada giusta, ma a fronte di tutto questo bisogna anche essere realisti e dare un’occhiata concreta ai risultati. Innanzitutto, bisogna vedere il ranking atp e a guardare la posizione di classifica del lettone c’è da aver paura: 195 del mondo. A tal fine ricordiamo che quattro anni fa, con il raggiungimento della semifinale al Roland Garros, Ernests Gulbis era arrivato ad essere numero dieci del mondo.

Con una posizione di classifica così bassa è difficile pensare ancora in grande. Il lettone dovrebbe fare un bagno di umiltà e comprendere che, molto probabilmente, certi risultati maturati in passato in torneranno più. Difficile capire le reali cause di un crollo del genere, visto che le qualità tennistiche ci sono tutte, come lo dimostrano anche i sei titoli Atp vinti in carriera.

Nella sua personale bacheca troviamo due volte Delray Beach, San Pietroburgo, Los Angeles e Nizza. Il torneo francese è l’ultimo trofeo vinto da Ernests Gulbis, che però risale alla bellezza di 4 anni fa, un periodo molto, troppo lungo. Come dicevamo, le cause di una crisi così profonda sono moltissime e difficili da sintetizzare.

Certamente una bella mano gliel’ha data il fatto di non condurre una vita da atleta, preso com’è da troppe distrazioni. D’altro canto,però, va anche sottolineato il fatto che Gulbis presenta anche delle innegabili lacune tecniche che sono sotto gli occhi di tutti. Un fattore lampante è il suo dritto, davvero meccanico e troppo, troppo, lento.

In fase di caricamento Ernest Gulbis perde troppo tempo e questo lo costringe ad essere realmente competitivo solo su superfici abbastanza lente, come la terra rossa o alcuni tipi particolari di cemento. Negli anni ha cercato di aggiustare il movimento, di affinarlo, con però scarsi risultati visto il suo crollo nel ranking. Il che è un gran peccato: il suo servizio e, soprattutto, il suo rovescio bimane erano, ai tempi d’oro, fra i migliori dell’Atp.



 
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Laureato in Lettere e Filosofia presso l'Università degli Studi Roma TRE, Giornalista Pubblicista presso l'Ordine dei Giornalisti del Lazio.La banana di Chang, le bottigliette di Nadal, i passetti di Agassi e la lingua di Sampras. Ma, soprattutto, il naso a patata di Federer.