Lucas Pouille dopo la vittoria di Coppa Davis si lascia andare ad alcune dichiarazioni sulla finale appena disputata con il Belgio.

Lucas Pouille sulla partita

La vittoria della Coppa Davis ha ridato gioia e vigore ai galletti di Francia, che sono riusciti a tornare al trionfo nella più ambita competizione a squadre. Il punto decisivo della sfida lo ha conquistato il giovane Lucas Pouille, autore di una prestazione eccezionale contro il belga Steve Darcis. Pouille, a fine gara, ha spiegato bene il suo stato d’animo:Lucas Pouille

“Prima di cominciare la partita ho pensato a una parola sola: sfondalo. Lo so, effettivamente questo termine è un po’ volgare ma rende bene l’idea di quelli che erano i miei sentimenti in quel determinato momento. “

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Poi, sulla vittoria finale:

“Sono rimasto col dubbio sino all’ultimo, poi sono caduto a terra. Ho pianto, e devo dire che mi sono sorpreso parecchio perché io piango molto raramente. Dopo il match point tutta la squadra è venuta da me, è stato fantastico. Non c’è cosa più bella al mondo, davvero.”



 

Lucas Pouille su Steve Darcis

La partita finale tra Steve Darcis e Lucas Pouille è stata praticamente senza storia, segno evidente che il belga, con il suo gioco vecchio stile, non poteva impensierire minimamente il francese. Il match, nei fatti, ha detto proprio questo, ossia una netta superiorità di Pouille, a tratti quasi imbarazzante:

“A differenza della partita con Goffin sapevo che avrei potuto fargli davvero male col mio gioco. Darcis gioca un tennis molto lento e il suo rovescio slice non mi ha mai impensierito. Ho avuto pazienza, non mi sono fatto irretire dal suo gioco e alla fine ho portato a casa la vittoria e la Coppa Davis.”



 

La vittoria francese non è certo un risultato che ha del clamoroso, anzi; alla vigilia tutti sapevano che i Blues erano i favoriti vista la maggiore qualità dei propri tennisti. Mentre il Belgio può contare solo su un grande campione come David Goffin, la Francia ha un numero maggiore di interpreti di buon livello. In sostanza, i galletti sono più omogenei e livellati e questo nella competizione a squadre conta tantissimo. Anzi: è l’unica cosa che conta.

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Laureato in Lettere e Filosofia presso l'Università degli Studi Roma TRE, Giornalista Pubblicista presso l'Ordine dei Giornalisti del Lazio.La banana di Chang, le bottigliette di Nadal, i passetti di Agassi e la lingua di Sampras. Ma, soprattutto, il naso a patata di Federer.