Paolo Lorenzi ha raccontato la durezza della vita da tennista di Challenger. Non solo: il toscano ha anche fatto un elenco dei tornei peggiori…

Paolo Lorenzi e i Challenger più brutti

Paolo Lorenzi è uno di quei tennisti che ha avuto il grande merito di sbocciare in età matura, quando oramai nessuno avrebbe più scommesso su di lui. Il senese, infatti, alla ‘veneranda’ età (per il tennis) di 27 anni era ancora numero 230 del mondo, una classifica bassissima per un tennista che desidera alte ambizioni.Paolo Lorenzi

Eppure, a poco a poco, Paolo Lorenzi è riuscito a costruirsi una classifica importante, mattoncino dopo mattoncino e proprio sui Challenger. Ma non tutto è stato sempre così roseo come sembra, anzi. Il senese, infatti, ha raccontato di aver giocato in posti davvero inconsueti e distante anni luce dai tornei a cui adesso è abituato:

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“Ho giocato tanti Challenger in posti brutti. Ricordo ad esempio un torneo in Costa D’Avorio, ad Abidjan. Con me c’era anche il mio coach Petrazzuolo che dopo due giorni mi avvicina e mi dice: ‘Paolo, questo posto è troppo brutto, andiamo via.’ Ma non è stato il solo. In un torneo in Russia, a Lermontov, l’albergo sembrava una vecchia caserma. O ancora, un Challenger in Turchia, a Esikhir, dove vinsi anche. A volte è non solo una questione di campi o alberghi, ma anche di ambiente. Ho giocato in alcuni posti della Cina in cui nessuno parla inglese ed è difficilissimo farsi capire, anche per ordinare dei cibi.”



 

Paolo Lorenzi e Roger Federer

Il senese da qualche anno ha una classifica Atp davvero invidiabile, tant’è che per un buon periodo di tempo è stato anche numero uno italiano, al di sopra del ben più talentuoso Fabio Fognini. Questo a riprova del fatto che il lavoro e la fatica, alla lunga, pagano sempre e che in una carriera di un giocatore non è solo la classe a farla da padrone.

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Restando in tema di talento, Paolo Lorenzi ha anche dato la sua personale opinione sul Re, Roger Federer, visto che in più di un’occasione ha avuto modo di parlarci:

“E’ una persona molto cordiale Roger, ma uno come lui fa fatica a fare una vita normale. Nello spogliatoio si vede molto poco.” 



 
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Laureato in Lettere e Filosofia presso l'Università degli Studi Roma TRE, Giornalista Pubblicista presso l'Ordine dei Giornalisti del Lazio.La banana di Chang, le bottigliette di Nadal, i passetti di Agassi e la lingua di Sampras. Ma, soprattutto, il naso a patata di Federer.